—  Testo a cura di E.B. Mc Leonard / Word by E.B. Mc Leonard —  

ITA

Si dice che tutto abbia origine dalla nostra mente. Ciò che noi esseri umani chiamiamo vita comincia e finisce da lì, un luogo dove la nostra identità si stratifica nel tempo come i cerchi concentrici del tronco di un albero o come le onde di un sasso lasciato cadere nell’acqua. Un centro di comando dal quale scaturisce l’immenso potere di far succedere o meno gli eventi lungo il nostro cammino. Le nostre ambizioni, i nostri sogni, i nostri desideri e la nostra immagine. Ebbene sì, anche la nostra immagine. Queste opere si soffermano sul concetto di immagine scaturito dalla nostra mente. Siamo davvero sicuri di dare l’impressione che vogliamo dare? Siamo certi che le persone da fuori ci vedono come noi pensiamo o vogliamo? Forse sarebbe giusto non chiederselo nemmeno, ma quando c’è di mezzo il concetto di moda alcune domande, anche a livello inconscio, è impossibile non farsele. La nostra primordiale paura dell’ignoto si sposa con la nostra egoistica brama di essere ricordati su questo universo, solo per non essere rimasti un insignificante numero in mezzo a tanti. Ma basterebbe fermarsi un attimo a pensare che noi siamo già unici, ci bastiamo così come siamo, e che non serve ricorrere a stratagemmi mortali per farla franca. Stratagemmi come la moda. In questi quadri vediamo delle persone che potrebbero essere soggiogate dalla moda e possiamo vedere come i loro occhi non siano percepibili in quanto coperti da forme e colori. Ciò che li copre li spersonalizza, li fa diventare un numero come tanti e questo è proprio l’effetto contrario che desideravano. Sarà perché hanno seguito ciecamente ciò che la moda gli ha imposto? Non lo sappiamo, ma sembra quasi di vedere un muro tra loro e chi li guarda che rende la loro mente inaccessibile e impossibile la comunicazione. Come delle finestre sbarrate di una casa i loro occhi sono tappati e la loro anima è intrappolata in una mente troppo ristretta. Vorrebbe uscire, ma non può.

Le chiavi di lettura possono essere infinite, ma lasciamo al pubblico il giudizio sacro dell’opera. Non dimenticate in ogni caso di aprire i vostri occhi per lasciare che la vostra anima sia libera di uscire per farvi viaggiare e guidarvi lungo il vostro cammino. Provate a immaginarvi dieci anni più giovani (per chi può permetterselo), chi eravate e cosa facevate, e vedrete che le situazioni nelle quali vi trovate adesso non erano minimamente immaginabili a quell’epoca. Ecco quindi che ispirandoci a “Mindswap”, un romanzo di Robert Sheckley, possiamo paragonare la nostra vita ad un viaggio fatto di continui scambi mentali attraverso situazioni inaspettate e stati del nostro corpo in continua mutazione.

Come possiamo pensare di fare un bel viaggio se teniamo gli occhi chiusi?

ENG

Everything is said to have its origin in our mind. What we human beings call life begins and ends there, a place where our identity is layered in time like the circles in a  tree trunk or the waves from a pebble that's dropped in the water. A control deck that gives us the infinite power to make things happen or not in our path. Our ambitions, our dreams, our wishes and our image. Indeed, our image too. These works linger on a concept of image that arises from our mind. Are we really sure that we give the impression we want to give? Are we sure that people, from outside, see us the way we think or wish? Our primal fear of the unknown mingles with our selfish desire to be remembered in this universe, to be more than just another number. The tyranny of fashion that dispersonalises our real self. But if we took a  second to think, we'd realise that we are already something else, we don't need to be more than what we are and we don't need mortal tricks to get away with it. Tricks such as fashion. 

In these paintings we see people that could be fashion victims and we can see how their eyes are not perceivable, being covered by shapes and colours. What covers them takes their identity away, making them become just another number which is the opposite of what they longed for. Is that because they obeyed foolishly what fashion ordered? We don't know but we can almost see a wall between them and those who look at them, a wall that makes their mind inaccessible and communication impossible. Like shut windows, their eyes are blindfolded and their soul is trapped in a narrow mind. It would like to get out but it can't.

There are endless possible interpretations, but the holy judgement of the labours is left to the audience. Anyway don't forget to open up your eyes and let your soul free to get out and lead you in your own path. Try and picture yourselves ten years younger (those who can afford it), who you were and what you did and you'll find that your present situation would have been unthinkable back then. So let's take inspiration from Robert Sheckley's novel "Mindswap" and compare our life to a journey made of mental exchanges through unexpected situations and states of  perpetual mutation of the body.

How can we enjoy our journey with our eyes closed?

 
Piergiorgio Del Ben Artist
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